Acquedolci

 

Acquedolci è  un comune della costa tirrenica con un territorio non molto esteso racchiuso tra antichi monti e ampie fiumare; il centro abitato si sviluppa ai piedi del monte Vecchio, o San Fratello, e di pizzo Castellaro, su un ampio pianoro verdeggiante che degrada dolcemente verso le spiagge che si affacciano su un mare incomparabile al cui orizzonte si stagliano le isole Eolie.

 Piazze e spaziose aree verdi impreziosiscono l’abitato, sviluppatosi negli anni 20 a seguito della frana di San Fratello (comune di cui Acquedolci fu frazione fino al 1969), con il primo piano regolatore generale fortemente voluto dal generale Di Giorgio (deputato nazionale e ministro della guerra) che seguì la nascita del paese giardino come un padre fa con un figlio.

 Oltre al cimitero, all’acquedotto, alla rete fognaria e a numerosi alloggi popolari, i “padiglioni”, tutti gli edifici pubblici furono costruiti in quel periodo, e dell’architettura fascista, seppur con i segni del tempo, sono monumentale testimonianza.

 La storia di questo territorio è antichissima, testimoniata dai numerosi ed importanti ritrovamenti paleolitici, rinvenuti negli ultimi 150 anni, grazie a campagne di scavo tenute da eminenti studiosi, in un vero e proprio museo all’aperto che si estende nelle antiche paludi alle pendici del pizzo Castellaro, dove si affaccia la Grotta di San Teodoro, splendida e ampia cavità che si apre sulla parete dell’alta falesia calcarea. Innumerevoli resti ossei di fauna quaternaria (elefanti e ippopotami nani, iene, cervi, cinghiali, orsi, asini …) fossili di 200.000 anni e manufatti litici, reperti fossili e antichissime inumazioni risalenti a 11.000 anni fa sono stati qui rinvenuti. Questo enorme patrimonio è custodito in prestigiosi musei siciliani e italiani, ma oltre alla parte lasciata appositamente nelle trincee all’aperto, visitabili in luogo, alcuni sono esposti in un antiquarium comunale dal quale si può partire per le visite guidate.

 Le prime notizie storiche sull’abitato risalgono a Plinio il Vecchio, Cicerone e Diodoro Siculo, quando sulla costa sorgeva uno scaro (carricatorum) e lungo la consolare Pompea (sul tracciato della quale oggi si snoda la linea ferrata) si svilupparono nel tempo fiorenti attività: trappeti per la canna da zucchero, mulini ad acqua, una gualchiera per la lavorazione della lana, una taverna e una stazione per il cambio dei cavalli. Già ai primi del 400 il re Martino fece edificare una torre che nel XV secolo fu fortificata per far parte del sistema di torri di avvistamento voluto da Carlo V, a protezione della costa e di un fondaco con osteria, attorno alla quale nacque un borgo, il primo nucleo della “marina delle acque dolci”, nome che ha conservato fino ai giorni nostri.

 La torre fu successivamente inglobata in una struttura complessa che importanti famiglie del regno di Spagna eressero nel XVII secolo, quando fu trasformata in dimora feudale con una splendida facciata barocca e annessa chiesa di San Giuseppe. Dopo tante vicissitudini, l’incuria e l’indifferenza di tutti hanno ridotto l’intero complesso in rovine, e solo negli ultimi anni, dopo l’acquisto da parte del Comune, si è iniziato un recupero che potrebbe riconsegnare ad Acquedolci la sua storia.

 Acquedolci è  facilmente raggiungibile e da qui è facile raggiungere tutti i luoghi più significativi del territorio che ricade nel Parco dei Nebrodi; offre ospitalità, buona cucina, possibilità di relax e vacanze e in occasione del rinomato Carnevale, manifestazione con solida tradizione, anche allegro divertimento al seguito dei carri allegorici.

[Ciro Artale]

 

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